Profilo dell'artista

Roberto Vanadia

      Roberto Vanadia nasce nel 1962 ad Agrigento, dove risiede ed opera.
     Conseguita la laurea in giurisprudenza, per motivi di lavoro si trasferisce a Genova per un periodo di quattro anni. Proprio la permanenza nella città ligure, fa sì che si manifesti il grande amore per la terra natia e per le sue tradizioni.
     Comincia così uno studio attento del passato inteso come espressione di vita da conservare e sviluppare in una produzione artistica molto originale ed in continua evoluzione

     Pitture, sculture e miniaturizzazioni dei luoghi tipici della produzione agricola ed artigianale e rappresentazioni di ambienti rurali e lavorativi della Sicilia preindustriale, diventano forme di espressione artistica, grazie alle quali Roberto Vanadia riesce ad esprimere l'amore per  la terra natia e le sue tradizioni.


1990


Nel 1990 espone presso la trecentesca chiesa di S. Nicola ad Agrigento la sua prima opera: una scena di ambientazione rurale della fine dell'ottocento in cui inserisce, con "armonioso" anacronismo gli elementi religiosi della Natività, quale espressione del suo sentimento religioso popolare.

A quest'opera fanno seguito altre monumentali realizzazioni, alcune delle quali sono diventate beni museali permanentemente in esposizione presso la sezione etno-antropologica del Museo Civico di Agrigento e presso il Museo Mandralisca di Cefalù


1992

 


Dal 1992 le opere di Roberto Vanadia vengono esposte in occasioni di incontri e manifestazioni a carattere nazionale ed internazionale, sia in Italia che all'estero, come in occasione della Borsa del turismo di Berlino, Malta, Parigi e Firenze e della Mostra dei Cento Presepi presso le Sale del Bramante a Roma.


1994


Nel 1994 il Vanadia completa la collezione "Arti e Mestieri di Sicilia" che si compone di sei scene raffiguranti le attività artigianali e rurali della Sicilia preindustriale. Ha inizio così un ciclo di Mostre estremamente originali in quanto l'Autore inserisce nel contesto dell'azione  espositiva veri utensili artigianali  e strumenti di lavoro contadino riuscendo a trasferire nella sfera dell'estetica l'elemento antropologico. Questa collezione, nell'estate del 1994,  è stata fatta oggetto di una esposizione durata oltre  due mesi presso il Palazzo dei congressi di Agrigento.

Nel Natale dello stesso anno, presso la Fondazione Culturale " Mandralisca " di Cefalù, espone una artistica opera presepiale  la cui struggente armonia  riesce a conquistare l'unanime favore della critica e del numeroso pubblico di visitatori.


1995

 


Nel 1995 a Piazza Armerina, presso la Commenda dei Cavalieri di Malta, espone un monumentale presepe nelle cui scene ambienta, con assai significativo anacronismo, la celebrazione della novena.


1996


Nel luglio del 1996,  il Presidente della Camera dei Deputati On. Luciano Violante inaugura, a Cefalù la mostra "Arti e Mestieri di Sicilia" che viene ammirata da ben trentasettemila visitatori. Nell'autunno dello stesso anno inizia il rapporto di collaborazione con il Centro Internazionale di Etnostoria di Palermo e l'istituto di Scienze Antropologiche dell'Università degli Studi dell'ateneo palermitano ed espone nell'ambito della mostra "
Etnostoria di Sicilia" alcune delle sue più significative opere.

Nel Natale dello stesso anno dà vita, in collaborazione con le Ferrovie dello Stato, alla originale iniziativa "il Presepe viaggia con la Storia" : una stupenda opera presepiale allestita all'interno di un carro ferroviario ha viaggiato per la Sicilia sostando, per l'esposizione, nelle principali stazioni dell'isola. Sempre nel Natale dello stesso anno espone ad Erice presso la chiesa di S. Martino.


1997

 


Nell'anno 1997 espone a Giardini Naxos  un monumentale presepe: la scena della Natività è ambientata  in un borgo marinaro della Sicilia orientale nel quale trovano espressione le molteplici attività caratteristiche delle borgate marinare della Sicilia preindustriale.

Nello stesso anno espone a Roma nell' ambito della Mostra dei Cento Presepi Internazionali.


1998

 


Nel Natale del 1998, nell'ambito della rassegna " Presepi arte e origine" , inaugurata dal Sindaco Rutelli,  espone a Roma presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli e presso le Sale del Bramante, polarizzando, ancora una volta , l'attenzione del numeroso pubblico e della critica.


1999

 


Nel mese di aprile del 1999 , su invito formulato dal Centro Internazionale di Etnostoria, è chiamato ad "illustrare" , attraverso la sua originale forma di espressione artistica, l'opera dello scrittore Giovanni Verga nell'ambito della mostra “ Giovanni Verga una biblioteca da ascoltare   organizzata dal Ministero per i Beni Culturali per la settimana dei beni culturali 1999 dedicata allo scrittore siciliano.

A suggello dell’alto valore scientifico delle realizzazioni del Vanadia  l’Istituto di Scienze Antropologiche dell’Università degli Studi di Palermo ha condotto una specifica  campagna di studi  assegnando, addirittura, una tesi di laurea sul “ fare e rappresentare attraverso l’arte plastica di Roberto Vanadia“ ed ancora, coordinando il  progetto espositivo antropologico  "Gloria ‘nni l’Altu Empireu , dalle edicole votive al Presepe” , modulato sulle opere del Vanadia ,  presentato nel Natale del 1999 ad Agrigento.

Sempre nel Natale del ’99 espone le sue opere presso la Galleria civica del Comune di Campione d’Italia e presso  la Mostra dei cento presepi a Roma.


2000

 


Nel 2000, su incarico del Comune di Montedoro, realizza una imponente opera etnoplastica, suddivisa in sette scene, che narra la sofferta  vicenda umana degli zolfatai di Sicilia e che sarà destinata alla “Civica raccolta etnostorica Zolfare e Zolfatai di Montedoro” curata dal noto antropologo  Prof.  A. Rigoli dell’Università degli Studi di Palermo.

Nel Natale del 2000 espone nel Museo della civiltà contadina di Buscemi e nel Museo antropologico di Pontaumur (Lione).


2001


A coronamento della sua attività, nel Natale del 2001,  dà vita al progetto espositivo “Come una Nuova Betlemme” ed espone, con straordinario successo di pubblico e di critica,  una delle sue più significative opere nella Basilica Superiore del Sacro Convento di san Francesco ad Assisi.

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